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Ca’Leido si trova a San Vito in provincia di Treviso; è una comunità educativa diurna, gestita dalla cooperativa Sonda, accreditata con il sistema sanitario nazionale. Aperta dal 2009, è dedicata a bambini e ragazzi dai 5 ai 18 anni che presentano diagnosi certa di disturbi dello spettro autistico. Ca’Leido è un bell’esempio di accoglienza e visione del futuro.

Ne parliamo con Alberto Pettenon, direttore del Centro Ca’Leido.

Ci descriva la realtà di Ca’Leido.

Ca’Leido accoglie in un anno 28 tra bambini e ragazzi e altri 10 con interventi domiciliari. Proponiamo da settembre ai primi di giugno attività pomeridiane e da giugno ai primi di settembre attività dalle 9 alle 16.30. Per ogni bambino, al termine di un periodo di osservazione che dura all’incirca da uno a due mesi, dipende dai giorni di frequenza, viene realizzato un percorso di abilitazione personalizzato con obiettivi condivisi con la famiglia; il rapporto tra educatore e bambino è di circa 1 a 2 e le attività, che seguono una metodologia cognitivo comportamentale, hanno l’obiettivo di intervenire in tutte le aree deficitarie.

Quali sono le attività che si svolgono nel centro?

Al loro arrivo ai bambini e ai ragazzi vengono proposte attività legate alla gestione del tempo libero. Vi sono poi laboratori cognitivi, laboratorio autonomia personale, laboratorio di attività motorie di base. Un tema fondamentale lo riveste naturalmente la comunicazione: disponiamo di diversi strumenti che hanno l’obiettivo di promuovere una comunicazione efficace delle richieste dei bisogni. Questo aspetto è molto delicato perché fino a quando il bambino inserito nel suo contesto familiare viene compreso vi è un equilibrio, ma nel momento in cui i bisogni non vengono codificati, si instaura la frustrazione e quindi tutti quei “comportamenti problemi” che nascono dal mancato riconoscimento del bisogno. Ecco che diventa cruciale aumentare le competenze di comunicazione di base del bambino promuovendo un coordinamento tra le diverse figure di riferimento, in modo che ci sia una visione unitaria e possa apprendere un unico “linguaggio”. Maggiore è la presa in carico, maggiore è il coordinamento tra le varie figure, maggiori e più importanti sono i risultati che si ottengono.

Avete anche una fattoria.

Si, abbiamo anche una fattoria per promuovere l’avvicinamento agli animali e ci consente di sviluppare varie attività legate all’agricoltura dedicate ai ragazzi più grandi anche per favorirne l’abilitazione lavorativa. Sempre per i più grandi abbiamo anche attività per la gestione del denaro, laboratori di cucina, di arte, di falegnameria, di cura dell’orto.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Stiamo lavorando per ampliare i nostri spazi per poter ospitare anche bambini più piccoli, a partire dai 2 e 3 anni. Sappiamo che la diagnosi e l’intervento precoce determinano in maniera significativa lo sviluppo futuro, in termini di abilità e di possibilità di inclusione sociale. Stiamo lavorando per offrire sempre maggiori servizi alle famiglie e proporre sempre maggiori opportunità di formazione anche per i nostri operatori. Naturalmente le risorse pubbliche non bastano, abbiamo istituito una campagna di raccolta fondi. Per maggiori informazioni: www.ca-leido.it

02 aprile 2016

Irene è la mamma di Alessio 7 anni. La sua esperienza è una giustapposizione di emozioni: incredulità, dolore ma anche forza, determinazione e speranza.

Quando ti sei accorta che qualcosa non andava?

Intorno ai 3 anni: lo chiamavamo e lui non rispondeva, o lo faceva di rado. All’inizio pensavo che derivasse dal fatto di non aver frequentato il nido, di essere stato a casa da solo magari guardando la televisione. Poi durante la visita pediatrica, abbiamo deciso di approfondire e poi, dopo una visita neuropsichiatrica, abbiamo avuto la diagnosi.

Il primo anno è stato molto duro, ero disorientata. Mi sono fatta molte domande, mi sono chiesta dove avessi sbagliato, ho pensato di aver lavorato troppo durante la gravidanza, ho fatto mille congetture. E’ molto difficile ammettere e accettare che tuo figlio, apparentemente più o meno normale fino a ieri, oggi riceve una diagnosi così dura. Ma essere forte è stata l’unica scelta che avevo e che ho. E’ importante affrontare il problema, non rimandare la diagnosi, condividere con altre famiglie che vivono la tua stessa condizione.

Come sta oggi Alessio?

Alessio frequenta il centro diurno Ca’Leido, è circondato da grande affetto e cura. Sta compiendo passi importanti e i suoi cambiamenti sono evidenti. Frequenta la seconda elementare. Ha tanti amici, la sua classe a scuola lo adora, i suoi compagni sanno che quando Alessio desidera stare da solo, devono rispettare questo momento, ma sanno stargli accanto e proteggerlo. Anche noi, grazie alla formazione che abbiamo ricevuto, abbiamo imparato a comprenderlo. Ha i suoi momenti in cui è perso nel vuoto, sembra irraggiungibile. E’ molto selettivo anche nel cibo. E’ un percorso che non finisce mai. E’ una sfida tutti i giorni e ogni giorno non sai cosa aspettarti.

Come è la tua quotidianità?

E’ una lotta, soprattutto una lotta per vedere riconosciuti i nostri diritti, il diritto all’assistenza, alle terapie, al sostegno. Lo Stato dimentica chi soffre di questo tipo di disabilità. Alessio per esempio fa un terapia multifunzionale in piscina specifica per ragazzi autistici ma io non posso scaricare la spesa perché il corso si svolge in una piscina e non nella struttura educativa o in un centro medico. E questa è una stortura del nostro Paese che da un lato promuove queste terapie attraverso le Linee Guida, ma dall’altro non ne riconosce la spesa. Fortunatamente abbiamo la possibilità di frequentare il Centro Ca’Leido, ma lotto ogni giorno per avere ore in più di sostegno a scuola o magari per il periodo estivo. Il futuro è un’incognita e le giornate mondiali dovrebbero servire a far riconoscere i nostri diritti nella realtà che viviamo ogni giorno.

11 dicembre 2015

Sta riscuotendo sempre più interesse l’innovativa ricerca ideata e coordinata dalla Prof.ssa Glenda Cappello, professore di Pedagogia presso L.U.de.S. e frutto della collaborazione tra la L.U.de.S. ed il Centro per l’Autismo “Ca’Leido” (www.ca-leido.it), diretto dal Dott. Alberto Pettenon.

L’attività di pedagogia sperimentale è iniziata da pochi mesi presso il Circuito “Pista Verde” (Altivole, TV, Italia) e si propone l’insegnamento del karting a soggetti con Sindrome dello Spettro Autistico. “Karting ed Autismo” è un binomio assolutamente inedito, almeno secondo quanto riportato dalla letteratura scientifica, e connota la ricerca come fortemente innovativa, per certi versi rivoluzionaria.

La guida, è un’attività non banale e diventa estremamente complessa per un soggetto autistico. Ad esempio, si pensi che molte azioni debbono essere condotte in modo parallelo ed armonico (es: accelerare e sterzare), dunque difficile da attuare se la modalità di ragionamento è algoritmica, o meglio sequenziale come può avvenire nei soggetti considerati.

L’ obiettivo è duplice: da un lato si vorrebbe capire se sia possibile trovare una modalità di insegnamento pertinente, adatta ed efficace per le diverse capacità di apprendimento dei soggetti; dall’altro si intende verificare se i soggetti riescano ad affrontare un’attività così complessa come quella della guida di un go-kart. L’ipotesi è che una forte motivazione (la passione per il kart) possa essere il catalizzatore per la conquistare una meta così difficile.

La ricerca è seguita da una equipe di lavoro multidisciplinare opportunamente costruita, caratterizzata da una parte da istruttori, piloti ed esperti di karting e dall’altra operatori, educatori e psicologi esperti di autismo.

I primi risultati, assolutamente incoraggianti, in alcuni casi davvero sorprendenti, sono di forte stimolo al proseguimento della sperimentazione che si sta intensificando, con grande sforzo da parte dei ricercatori coinvolti.

La ricerca, che dunque pone L.U.de.S. all’avanguardia nella ricerca del settore, sta profondamente interessando anche il mondo del motorsport, tanto che la rivista “Vroom” (www.vroom.it), il più importante e diffuso mensile di karting in Italia (e nel mondo nella versione “International”), ha dedicato un ampio servizio nel numero in uscita a dicembre a cui si rimanda per approfondimenti di carattere divulgativo, nell’attesa della pubblicazione scientifica dei risultati.

by Mauro Delrio